IL RISCHIO FINANZIARIO Definizione del concetto di rischio e interpretazione (articolo già pubblicato su INVESTORS' MAGAZINE - numero ZERO anno 2015)

Che cosa si intende comunemente per rischio quando si parla di risparmio? La definizione di rischio (la citazione è tratta dal sito di Assogestioni) è “l’incertezza legata al valore futuro di un’attività o di uno strumento finanziario o, più in generale, di un qualsiasi investimento”. Perché ci fa così paura? Esistono ancora investimenti immuni da ogni potenziale rischio? Cerchiamo di fare chiarezza…  


Sfatiamo i miti: le obbligazioni non sono immuni ai rischi!

Dobbiamo innanzitutto, ahinoi, incassare il colpo: il risk-free oggi, è una pia illusione. 

Prendiamo in considerazione, a mo’ di esempio, il caso di un titolo obbligazionario, ovvero l’investimento universalmente considerato dai risparmiatori come il porto sicuro per definizione. Il rischio principale è rappresentato dal “rischio emittente”, ossia dalla probabilità di insolvenza da parte del debitore (ebbene si, l’emittente potrebbe non riuscire a pagare gli interessi o peggio potrebbe non riuscire a restituire il capitale alla scadenza contrattualizzata!). 

L’indicatore generalmente utilizzato per misurare il grado di probabilità di default di un’azienda è il rating, ovvero un valore che è espresso per mezzo di combinazioni di caratteri alfabetici che si rifanno al criterio delle votazioni scolastiche del mondo anglosassone, dove l’attribuzione della tripla A (AAA nella scala di Standard & Poor’s – vedi l'immagine qui sotto) rappresenta il massimo grado di affidabilità e robustezza, mentre l’attribuzione della D (il valore più basso disponibile) rappresenta invece una situazione manifesta di default. 

Dunque, un criterio per valutare se un’obbligazione remunera un premio al rischio (interesse/cedola) adeguato, consiste nel confrontare tale rendimento con quanto offerto da altri emittenti aventi medesimo rating. I titoli di Stato, in particolare quelli con scadenza lunga (10, 20 o 30 anni), sono caratterizzati da ulteriori tipologie di rischio, perché la loro quotazione è proporzionalmente sensibile alle oscillazioni dei tassi mercato (“rischio di duration”), così come all’andamento dell’inflazione…se si tratta poi di titoli emessi in valuta estera entra in gioco anche il “rischio cambio”. 

Ulteriore elemento da verificare è il mercato di quotazione delle obbligazioni: i titoli scambiati sui mercati non regolamentati incorrono spesso in situazioni di scarsa (o addirittura assente) liquidità, incorporano di conseguenza un elevato “rischio liquidità”.  La scala di rating delle tre principali agenzie mondiali: sono esposte le tre principali case di rating con i significati dei rispettivi valori (fonte: deshgold.com)

Il mercato azionario

Qui la questione si fa ancora più complessa e articolata: i rischi incorporati dai titoli azionari sono prevalentemente legati all’incertezza della valorizzazione del prezzo che questi avranno nel tempo: crescerà o diminuirà? 

I prezzi ai quali vengono scambiati i titoli azionari sono determinati dalle logiche della domanda e dell’offerta, così come dalla capacità delle aziende di corrispondere adeguati dividendi agli azionisti, che di fatto, sono i finanziatori del capitale di rischio. 

Poiché non è possibile in nessun modo prevedere l’andamento futuro dei mercati borsistici, dobbiamo avvalerci della statistica, pianificare gli investimenti azionari in periodi di tempo lunghi, e armarci di (molta) pazienza. 

Il tempo sarà indubbiamente il nostro miglior alleato.

Molto spesso, o si potrebbe affermare che capita nella quasi totalità dei casi, la volatilità dei mercati viene percepita come il rischio, ma non è così! 

La volatilità non è altro che il “carburante” che alimenta i rendimenti dei nostri investimenti, ed è una caratteristica insita nella natura dei mercati finanziari, non un difetto.


"...il rischio nasce dal non sapere che cosa stai facendo..."  (Warren Buffett)


Entra in gioco l’emotività

Nella mitologia greca, Pan è il dio dei pastori e delle greggi, dei boschi, dei campi e della fertilità. 

Dal suo nome deriva il timor panico, poichè il dio si adirava con chi lo disturbava durante la siesta pomeridiana: allora emetteva urla terrificanti, provocando così una incontrollata paura, il panico appunto. Alcuni miti raccontano che una volta lo stesso Pan venne visto fuggire, terrorizzato dalle sue stesse urla...

Perché dunque la maggior parte dei risparmiatori manifesta una certa avversione al rischio? 

Solitamente si ha paura di ciò con cui non si ha dimestichezza, o piuttosto le paure sono generate da retaggi di precedenti esperienze negative e molto spesso sono originate da vere e proprie distorsioni cognitive, sintomo di carente cultura finanziaria. 

Molti finiscono per fare come il dio Pan, alimentano la loro stessa paura perché non tengono da parte l’emotività e, è doveroso dirlo, i media in questo senso non aiutano, tutt’altro! 

Come porre rimedio a tutto questo? Semplice: con la conoscenza.

E’ interessante a questo punto sottolineare come il concetto di rischio possa avere due punti di vista diversi: si distinguono infatti i rischi oggettivi da un lato e quelli soggettivi dall’altro.

Il rischio oggettivo al giorno d’oggi è rappresentato da eventi imprevedibili e irrimediabili, come può essere, per fare un esempio attuale, il “bail-in” (la nuova normativa sui fallimenti bancari), oppure eventi straordinari che provocano repentine e importanti discese dei mercati, e interessano pertanto indistintamente chiunque. 

Il rischio soggettivo invece interessa una più ampia sfera di variabili strettamente connesse all’individuo. 

Mi spiego meglio: se sono un risparmiatore giovane, titolare di un patrimonio importante, senza figli e senza soggetti da tutelare e senza specifici progetti di vita e molto probabilmente il mio capitale mi servirà in un futuro lontano per integrare il mio reddito da pensione, in questo caso ho una buona dose di rischio da spendere per poter ottenere rendimento dall’investimento del mio capitale. 

Diversamente, se sono un risparmiatore titolare di un modesto patrimonio finanziario, ho a disposizione un orizzonte temporale tutto sommato breve, e ho la certezza che dovrò impiegare il mio denaro per esempio per l’acquisto di un immobile tra due o tre anni, è evidente che ho una propensione al rischio sensibilmente inferiore rispetto al precedente caso. 

Il rischio in questo caso consiste nel trovarmi nella condizione di dover liquidare un investimento che mi potrebbe restituire un capitale inferiore a quello originariamente investito.

Il dio Pan, nella mitologia greca metà capra e metà uomo: alcuni miti raccontano che una volta lo stesso Pan venne visto fuggire,terrorizzato dalle sue stesse urla…

(fonte: misteri.esoterya.com)


Riflessioni e conclusioni

Ne consegue dunque che i rischi non sono uguali per tutti indistintamente! Eventi come il crollo del prezzo delle materie prime, il rallentamento della crescita dell’economia cinese, il rinvio del rialzo tassi da parte della Federal Reserve e chi più ne ha più ne metta, in un arco temporale adeguatamente lungo sono dei “non eventi”, perché questi non influenzano (se non in misura marginale) il percorso stabilito per giungere allo scopo prefissato. 

In un arco temporale breve invece, possono effettivamente rappresentare degli ostacoli assai difficili, se non impossibili, da driblare! 

Ecco spiegato il motivo perché il cuore pulsante del lavoro del bravo consulente sta nella pianificazione: pianificare gli investimenti in funzione degli obbiettivi di vita del cliente e strutturare di conseguenza i portafogli, creando diversi sottoportafogli – ciascuno strutturato per ogni singolo progetto/obbiettivo - con adeguati livelli di rischio e soprattutto indipendenti l’uno dall’altro! 

La paura si annida nella superficialità e nella non conoscenza; può essere superata tramite l’approfondimento, la volontà di informarsi senza accettare passivamente ciò che viene divulgato dai media, e, nel nostro ambito, affidandosi all’esperienza e ai consigli di un valido Consulente (con la C maiuscola!).

Del resto Pan è l’unico dio non immortale: come lui, anche la paura può morire, dileguarsi.





 

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